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sabato 4 gennaio 2014

Stoner*


Un successo editoriale questo libro di John Williams, Stoner, che ha suscitato anche qualche critica. Un libro piatto, perché racconta la vita di un uomo piatto, ma molto profondo, perché scava nelle menti dei personaggi fino in fondo.  
William Stoner non si allontana mai da Booneville, il piccolo paese rurale in cui è nato, fa per tutta la vita il professore nella stessa università, per 40 anni è infelicemente sposato alla stessa donna, ha sporadici contatti con l'amata figlia e per i suoi genitori è un estraneo, per sua ammissione ha soltanto due amici, uno dei quali morto in gioventù.
Ma John Williams fa della vita di William Stoner una storia profonda e amara. Nato in una piccola fattoria vicino a Columbia sembra destinato ad allevare mucche e maiali e a lavorare la terra con il padre e la madre. Ma il padre lo manda a studiare Agraria per farne un agricoltore moderno. Peccato che la poesia e la letteratura lo folgorino. Così come lo folgora Edith, bella ragazza, ma tragica compagna.
Mezzo secolo, due guerre mondiali, crudeltà e insensatezze, il tempo che passa troppo in fretta e che sembra scivolare via senza lasciare traccia e, tutto sommato, senza particolare significato, fuori dal piacere, "triste e ironico", che "alla lunga tutte le cose – perfino ciò che aveva imparato e che gli consentiva quelle riflessioni – erano futili e vuote, - svanivano in un nulla che non riuscivano ad alterare". Sullo sfondo la letteratura inglese tra Due e Cinquecento, che sembra lontanissima e priva di senso.
E poi un amore, anch'esso raccontato con la massima asciuttezza e la massima intensità insieme: “Lussuria e conoscenza. È il massimo che si può avere, giusto?”


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