Eduard Limonov, come scrive l’autore, Emmanuel Carrère, “è stato teppista in Ucraina, idolo dell'underground sovietico, barbone e poi domestico di un miliardario a Manhattan, scrittore alla moda a Parigi, soldato sperduto nei Balcani; e adesso, nell'immenso bordello del dopo comunismo, vecchio capo carismatico di un partito di giovani desperados. Lui si vede come un eroe, ma lo si può considerare anche una carogna: io sospendo il giudizio".
E a noi cosa importa? Il punto è che, come dice l’autore, la sua vita romanzesca e spericolata racconta qualcosa non solamente di lui, della Russia, ma della storia di noi tutti dopo la fine della seconda guerra mondiale.
Carrère riesce a fare di lui un personaggio a volte commovente, a volte ripugnante, a volte perfino affascinante.
Su Wikipedia si scopre che Limonov, pseudonimo di Eduard Veniaminovich Savenko è il leader del Partito Nazional-Bolscevico (fascio-comunista), avversario politico di Vladimir Putin, alleato dell'ex campione mondiale di scacchi Gary Kasparov, uno dei leader del blocco politico L'Altra Russia.


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