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venerdì 5 giugno 2015

Pappagalli verdi* / Buskashi*

 
 
Due bei libri di Gino Strada. L'uno (Buskashi) è interamente dedicato all'Afgani-stan dopo l'11 settembre. Senza pretendere di spiegare il mondo, Strada riesce a farti capire da dove sono saltati fuori i talebani e perché la guerra vada avanti. Lettura interessante, anche in chiave ISIS: perché i meccanismi che producono queste devianze sono sempre gli stessi.
 
Strada arriva in Afganistan quando tutti scappano, e mette in piedi ospedali. Perché in guerra, sostiene con cifre alla mano, il 90% delle vittime è fatto di civili: donne, bambini, vecchi. E poi, dopo le guerre le mine restano (milioni di mine anti uomo) che continuano ad ammazzare e a mutilare pastori, bambini e donne. Un tipo di mina è chiamato dai vecchi afgani pappagalli verdi. E questo è il titolo dell'altro libro, che invece raccoglie pagine di diario da mezzo mondo. Naturalmente quella metà del mondo dove le guerre sono il pane quotidiano.
 
Due letture veloci e interessanti.
 
Gino Strada è chirurgo di guerra e uno dei fondatori di Emergency, l’associazione umanitaria italiana per la cura e la riabilitazione delle vittime di guerra e delle mine antiuomo. È impegnato su tutti i fronti di guerra, dall’Afghanistan alla Somalia, dall’Iraq alla Cambogia e al Sudan.
Con Feltrinelli ha pubblicato Pappagalli verdi (1999), che ha vinto il premio internazionale “Viareggio Versilia 1999” e continua a riscuotere un grande successo, Buskashì. Viaggio dentro la guerra (2002).

giovedì 30 ottobre 2014

Nel mare ci sono i coccodrilli***


L'Afghanistan non è un posto ideale per nascere, né per crescere, soprattutto se sei hazaro e quindi perseguitato sia dai talebani sia dai pashtun e se qualcuno reclama la tua vita a risarcimento di un debito paterno. Così, un giorno, tua mdre ti porta in Pakistan, ti accarezza i capelli, ti fa promettere che diventerai un uomo per bene (tre cose: non rubare, niente droghe e niente armi) e ti lascia solo.
Qui inizia il drammatico viaggio che ti porterà in Italia passando per l'Iran, la Turchia e la Grecia. Un viaggio nella miseria e nella nobiltà del mondo. 
Un bel libro, veloce e interessante. Ovviamente di attualità.
Fabio Geda è nato nel 1972 a Torino, dove vive. Dopo una laurea in Scienze della comunicazione, ha deciso di occuparsi di disagio minorile e così, per un decennio, ha lavorato come educatore per i servizi sociali. Un'esperienza che ha, in qualche modo, riversato nella sua produzione letteraria, sebbene questa non sia mai direttamente autobiografica.
Nel 2007 ha esordito con Per il resto del viaggio ho sparato agli indiani (Instar), Il romanzo ha avuto grande successo di pubblico e critica ed è stato tradotto in Francia, in Germania e in Romania aggiudicandosi diversi premi.
Nel 2008 ha pubbloicato L'esatta sequenza dei gesti, vincitore del Premio Grinzane Cavour e del Premio dei Lettori di Lucca. 
La consacrazione è arrivata però nel 2010, con Nel mare ci sono i coccodrilli (Baldini Castoldi e Dalai): 300 mila copie vendute, tradotto in trentadue paesi. 


sabato 23 novembre 2013

E l'eco rispose*

Non è bello come " Il Cacciatore di aquiloni", ma è molto più bello di "Mille splendidi soli". Khaled Hosseini sa scrivere bene e ha inventato personaggi bellissimi. Non c'è un protagonista solo: ci si sposta da uno all'altro da un Paese all'altro (Afganistan, l'isola greca di Tinos, Parigi, San Francisco) con eleganza, seguendo le vicende personali. 
Prima che Khaled Hosseini scrivesse "Il cacciatore di aquiloni" nel 2003, questa letteratura non aveva molta diffusione da noi. Poi, invece, la narrativa "etnica", come la cucina, è arrivata e ha inondato con romanzi ambientati nei luoghi più impervi del mondo: l’Afghanistan ancora, ma anche il Pakistan, il Bangladesh, l’India e l’Estremo Oriente.
Il bello è che si esce dalla solita logica culturale che ci appartiene, europea e americana soprattutto, e si inizia un viaggio alla scoperta di scoprire emozioni, regole, giochi, relazioni, persone, logiche diverse. Un dizionario etico-sentimentale globale. Una narrativa dei sentimenti che ha spalancato il cuore di quaranta milioni di lettori in tutto il mondo, affamati di quelle storie, commossi e anche indignati per lo spettacolo di devastazione, che ha dato la guerra e per l’arretratezza e la miseria che ancora permane.
Hosseini imbastisce un racconto incentrato sui legami familiari orizzontali: fratelli, cognati, mogli, matrigne.
Attraverso la vicenda di questa famiglia afgana, che si dipana dagli anni Cinquanta ad oggi attraverso tre generazioni, Hosseini risale lungo i rami più contorti del suo albero genealogico.