Le vostre letture preferite


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sabato 10 ottobre 2015

La donna in bianco***

La scrittura è talmente moderna che sembra un libro contemporaneo scritto all'antica. Invece La donna in bianco (The Woman in White) è un romanzo di Wilkie Collins scritto nel  1859. E' stato pubblicato a puntate, secondo la tradizione dei feuilleton, nella rivista "Alla the year round" di Charles Dickens. E' stato un successo eppure il libro è poco noto fra i classici dell'Ottocento. 
Quasi come un moderno giallo-rosa è pieno di colpi di scena e di intrecci complicati con tanto di rapimenti, sostituzioni di persona e quant'altro. Lunghissimo, naturalmetne, ma lo si finisce con rimpianto. L'autore pare che si sia conquistato l'attributo di "padre del poliziesco moderno".  
Una bellissima figura femminile, Marian, forte e audace, rappresenta uno dei primi esempi di donna che cerca di sfuggire e ribellarsi al mondo maschilista vittoriano.
"La donna in bianco" è anche un musical realizzato da Andrew Lloyd Webber.

martedì 1 settembre 2015

Invisibile*


Bellissimo libro di Paul Auster che si legge d'un fiato come un giallo. E' la storia di un bellissimo ragazzo, brillante studente, colto, raffinato. Nel 1967 ha vent'anni e studia a New York e a Parigi; la sua unica aspirazione è diventare poeta. Durante una festa, conosce l'enigmatico e inquietante professore parigino Rudolf Born e la sua fidanzata, Margot, appassionata cultrice di sesso e cucina. Per un vent'enne è un incontro interessante e soprattutto appagante. Ma c'è di mezzo il professore e una stupenda sorella (del ragazzo, non del professore). La storia è complicata e il professore rivela una doppia personalità, che poi è una vera doppia vita. Ma anche il ragazzo forse è un po' "doppio". Piacevolissima lettura con una struttura in tre blocchi molto interessante.

sabato 29 agosto 2015

Follie di Brooklyn*


Bellissimo libro di Paul Auster. E' la divertente e brillante storia di una famiglia complessa. Il protagonista è un assicuratore in pensione in cattivi rapporti con la ex moglie e la figlia. Operato per un cancro al polmone, senza una lunga prospettiva di vita, decide di finire i suoi giorni a Brooklyn, "un posto tranquillo per morire" nel quartiere dove è nato. Qui ritrova il nipote Tom, figura splendida di ex studente geniale e professore mancato finito a fare il commesso in una strana libreria.
Attraverso questa relazione viene coinvolto nella vita della nipote Aurora e di sua figlia Lucy, anche questa una bellissima figura di bambina di geniale e problematica. E è proprio Lucy che fa scattare una catena di avvenimenti divertenti e di storie (e amori) appassionanti.
Da leggere.
Aggiungi didascalia
Paul Benjamin Auster è nato a Newwark nel 1947. Oltre che scrittore è stato anche saggista, poeta, scenggiatore, regista, attore e produttore cinamatografico.
E' conosciuto anche con gli pseudonimi di Paul Queen e Paul Benjamin.
 

giovedì 27 agosto 2015

La donna delle rose*


Piacevolissimo romanzo di Charlotte Link che ripercorre gli strani tempi della seconda guerra mondiale vista dall'isola di Guernsey, nel canale della Manica. E' li che vive ora una vecchia signora, giovanissima vittima dell'ufficiale in capo all'occupazione nazista, in un rapporto bizzarro con la ex moglie dello stesso feroce e pazzo SS. Un classico di amore e odio.
Ma lì arriva anche, in preda a una profonda crisi di nervi, la giovane insegnante berlinese, Franca Palmer. E naturalmente finisce per trovare alloggio proprio nella villa delle due vecchie signore, una delle quali cura lo splendido roseto. La giovane spariglia le carte e succedono cose. Interessante e piacevole.


Charlotte Link è una scrittrice tedesca di romanzi a sfondo storico e di gialli psicologici. E' nata nel 1963 a Francoforte.

La ragazza dai sette nomi***


Più che bellissimo è interessantissimo il libro di Hyeonseo Lee, la ragazza dai sette nomi, che ha abbandonato il suo Paese, la Corea del Nord, per raggiungere dei lontani parenti in Cina. Il racconto, autobiografico, è soprattutto la storia dei 12 anni che le ci vogliono prima di riuscire a riabbracciare la madre e il fratello. 
Figlia di genitori benestanti, Hyeonseo Lee era cresciuta pensando che la Corea del Nord fosse il miglior posto del mondo. Ma poi la carestia negli anni Novanta la spinge a rifugiarsi in Cina, che poi è appena oltre il fiume dietro casa. 
Le autorità nordcoreane non perdonano le fughe e per Hyeonseo comincia così la clandestinità in Cina (che collabora con Corea del Nord e riconsegna gli espatriati) con false identità e peripezie di ogni tipo. Poi dalla Cina passa alla Corea del Sud, dove chiede asilo ma dove la vita non si rivela poi così facile per "fratelli" nel Nord.
Uno splendido viaggio in Paesi dei quali si sa poco, e il punto di vista di una cittadina "vera" è forse più illuminante di quella del solito giornalista. Assolutamente da leggere.

venerdì 5 giugno 2015

Pappagalli verdi* / Buskashi*

 
 
Due bei libri di Gino Strada. L'uno (Buskashi) è interamente dedicato all'Afgani-stan dopo l'11 settembre. Senza pretendere di spiegare il mondo, Strada riesce a farti capire da dove sono saltati fuori i talebani e perché la guerra vada avanti. Lettura interessante, anche in chiave ISIS: perché i meccanismi che producono queste devianze sono sempre gli stessi.
 
Strada arriva in Afganistan quando tutti scappano, e mette in piedi ospedali. Perché in guerra, sostiene con cifre alla mano, il 90% delle vittime è fatto di civili: donne, bambini, vecchi. E poi, dopo le guerre le mine restano (milioni di mine anti uomo) che continuano ad ammazzare e a mutilare pastori, bambini e donne. Un tipo di mina è chiamato dai vecchi afgani pappagalli verdi. E questo è il titolo dell'altro libro, che invece raccoglie pagine di diario da mezzo mondo. Naturalmente quella metà del mondo dove le guerre sono il pane quotidiano.
 
Due letture veloci e interessanti.
 
Gino Strada è chirurgo di guerra e uno dei fondatori di Emergency, l’associazione umanitaria italiana per la cura e la riabilitazione delle vittime di guerra e delle mine antiuomo. È impegnato su tutti i fronti di guerra, dall’Afghanistan alla Somalia, dall’Iraq alla Cambogia e al Sudan.
Con Feltrinelli ha pubblicato Pappagalli verdi (1999), che ha vinto il premio internazionale “Viareggio Versilia 1999” e continua a riscuotere un grande successo, Buskashì. Viaggio dentro la guerra (2002).

Pensa se non ci avessi provato*

 
 
Il mito si racconta e travolge con la sua simpatia. C'è tutto in questo racconto scritto in prima persona (un aiutino?) molto bene: gli esordi, il debutto, il successo, la rivalità con Biaggi, il divorzio da Honda, il fidanzamento con Yamaha che si consuma poi con il trionfo assoluto.
Se si ama Valentino si legge con piacere e si scopre quella dimensione provinciale che può essere tremenda ma che invece nel suo caso è sublime: amici veri, eterni, piccoli riti in compagnia, solidarietà, scherzo, burla, sorriso sempre.
Grande in sella, ma anche grandissimo nella vita. Bravo Valentino.
 

mercoledì 15 aprile 2015

L'inverno del mondo***



L’inverno del mondo è il titolo del secondo volume della trilogia The century di Ken Follett. Nel precedente, La caduta dei giganti, iniziava la storia di cinque famiglie al centro dei grandi eventi dell'inizio del secolo (la doppia Rivoluzione Russa, la caduta dell’impero Austrungarico e la Prima Guerra Mondiale). Nell’Inverno del mondo la narrazione riprende da dove si era interrotta nel libro precedente e ha per baricentro Londra, Berlino, Mosca e Washington, con sfondo della guerra di Spagna, il successo dei fascismi, le colpe della social democrazia (inglese, americana e tedesca), Pearl Harbor, Hiroshima
Carla von Ulrich è la figlia di Lady Maud Fitzherbert e vive in Germania l'ascesa di Hitler, l'amica inglese di Maud, Ethel Leckwith, formidabile figura letteraria, e suo figlio Lloyd vivono nei tentennamenti filo fascisti della Gran Bretagna conservatrice. In America, i due fratelli americani Woody e Chuck Dawer affrontano la situazione in maniera diversa: uno decide di arruolarsi nell’esercito mentre l’altro entra in Parlamento e si dedica alla vita politica.  

Il racconto attraversa un pezzo di storia e spiega eventi con precisione documentata, come le tragiche responsabilità sovietiche nella sconfitta della guerra di Spagna. Una lettura che cattura la pancia e fa bene alla testa. Alle descrizioni puntuali e dettagliate di luoghi e personaggi - che rivelano un attento lavoro di ricerca e di documentazione - si alternano passaggi dal ritmo del "giallo" che tengono col fiato sospeso. 

mercoledì 11 marzo 2015

La caduta dei giganti***


La Caduta Dei Giganti
Geniale inizio della storia di cinque famiglie si intrecciano. Tutto ha inizio nel 1911, il giorno dell'incoronazione di Giorgio V nell'abbazia di Westminster a Londra. Quello stesso 22 giugno ad Aberowen, in Galles, Billy Williams compie tredici anni e inizia a lavorare in miniera. Ma nel 1914 scoppia la guerra e si trova a combattere con il proprietario della miniera, il conte Fitzherbert, membro di una tra le famiglie più ricche d’Inghilterra. 
Lady Maud, la sorella del padrone Fitzherbert, è una bellissima figura, battagliera sostenitrice del diritto di voto alle donne, si innamora dell'affascinante Walter von Ulrich, spia tedesca all'ambasciata di Londra. Le loro strade incrociano quella di Gus Dewar, giovane assistente del presidente americano Wilson. Un’altra bellissima figura è la sorella di Billy, Edith Williams, che ci porta dalle miniere di carbone ai palazzi sontuosi, dai corridoi della politica alle alcove dei potenti. Washington, San Pietroburgo, Londra, Parigi, Buffalo sono i luoghi dove il racconto si muove fra drammi privati e intrighi internazionali.
Finalmente si capisce come è iniziata una delle più stupide e laceranti guerre del mondo (l’attentato di Serayevo non costituisce di per sé motivo sufficiente per scatenare il mondo intero), si ripercorrono tutti i meccanismi politici e demagogici che portano al conflitto, contro ogni buon senso. Non è un libro di storia, ma la storia è raccontata con esattezza e dettagli precisi, compresi i rubli in oro che il Kaiser ha dato a Lenin per rafforzare i bolscevichi e cercare di togliersi le truppe dello zar dal fronte orientale della Germania.
Il bello di Ken Follet è che scrive bene e ha il senso del racconto, ma soprattutto che è democratico nell’odio e nel disprezzo per tutti i politici.  

lunedì 16 febbraio 2015

I giorni dell'eternità***

Proprio il piacere di leggere è quello che dà I giorni dell'eternità, la conclusione della  trilogia "The Century", dedicata al Novecento, nella quale Ken Follett segue il destino di cinque famiglie legate tra loro: una americana, una tedesca, una russa, una inglese e una gallese.         
Le storie dei protagonisti si intrecciano nel periodo che va dai primi anni Sessanta fino alla caduta del Muro di Berlino: le lotte per i diritti civili in America, la crisi dei missili di Cuba, la Guerra fredda, le prime sfide per la conquista dello spazio come simbolo di superiorità tra le due superpotenze, gli omicidi dei fratelli Kennedy e di Martin Luther King, il Vietnam, lo scandalo del Watergate, ma anche la musica e il trionfo del rock.
I punti di osservazione sono strategici: un'amate di Kennedy, la stupenda assistente di Luther King, un alto dirigente del dipartimento di Giustizia americano, un nipote di un senatore del Congresso, il  giovane assistente prima di di Nikita Chrušcëv e poi di Michail Sergeevič Gorbačëv, una star del rock, un'attrice famosa e bellissima, una giornalista della Tass che riesce a far pubblicare all'estero i libri di un dissidente mandato in Siberia. Ce n'è per tutti i gusti.
Ken Follett ci riporta nel mondo che abbiamo visto da spettatori e ce lo mostra da "dentro" la stanza dei bottoni. Fantastico. Da non perdere.
Anno: 2014
Pagine: 1224

Della Trilogia fanno parte:
L'inverno del mondo (Berlino 1933) del 2012 e La caduta dei giganti (prima guerra mondiale e rivoluzione russa) del 2011.
                       

giovedì 27 novembre 2014

Il romanzo della mia vita*


Un bellissimo libro popolato di massoni, poeti, mercanti di schiavi, traditori, amori, passioni e tanto alcool. Il tutto fra Cuba, Messico e USA, dagli inizi dell’Ottocento a pochi anni fa. In realtà i racconti sono due: quello del mitico poeta romantico cubano José María Heredia che ricorda la sua vita e quello del professore universitario Fernando Terry espulso da Cuba castrista in seguito a una delazione.
Dopo diciotto anni d'esilio in Spagna, Terry decide di tornare un mese all'Avana sulle tracce di un antico manoscritto: "Il romanzo della mia vita", autobiografia del grande poeta. La narrazione si sviluppa intrecciando tre livelli temporali differenti: la breve, difficile esistenza di Heredia (1803-39), costretto a un esilio involontario negli Stati Uniti e in Messico; gli sforzi di suo figlio José de Jesús che si preoccupa di nascondere il romanzo per proteggere la reputazione del padre massone, ma non solo; e infine la vicenda esistenziale di Terry, letterato in un Paese socialista.
Alcuni dicono che all'inizio si fatica a prendere il ritmo, ed è abbastanza vero, ma presto si entra nella storia e ci si appassiona perché, come lo ha definito l’autore stesso, è "giallo senza un cadavere". E l'autore di gialli se ne intende.

Leonardo Padura Fuentes è nato nel barrio di Mantilla e ha studiato in quello di La Víbora. Poi si è laureato alla facoltà di Letteratura Latino-americana dell’Università dell’Avana e ha iniziato la sua carriera giornalistica nel 1980 per la rivista letteraria El Caimán Barbudo e per il quotidiano "Juventud Rebelde". 
Il suo primo romanzo, Fiebre de caballos, è una storia d’amore scritta tra il 1983 e il 1984. Nei sei anni seguenti Padura scrive reportage su fatti storici e culturali che, come racconta lui stesso, gli permettevano di trattare tematiche reali in maniera letteraria. Risale proprio a questo periodo la nascita del tenente Mario Conde, personaggio che vivrà per molti anni e che gli regalerà un gran successo di pubblico. Attualmente Padura vive nel barrio di Mantilla, quello che l’ha visto nascere. Il romanzo della mia vita è stato scritto nel 2005, mentre il bellissimo "El hombre que amaba a los perros" (in italiano "l'uomo che amava i cani", romanzo sulla storia di Ramón Mercader, il sicario che ha assassinato Leon Trotsky è stato scritto nel 2009).



lunedì 10 novembre 2014

Nemesis*

 
“Nemesis”, il primo...
 
Primo romanzo di Donatella Fantoccoli. Tema centrale: la violenza, quella sui bambini; affrontata senza compiacimenti ma neppure ipocrisie. Quella violenza che condiziona per tutta la vita sopratutto i più sensibili, i più vulnerabili. Ma forse il vero tema e quello della vendetta che sostituisce una giustizia lenta, miope e sopratutto inadeguata a contrastre reti di questo tipo.
Sullo sfondo una Varese tranquilla e ipocrita. Alessandra, la protagonista, si trova in mezzo a tutto questo e dovrà prendere decisioni difficili.
Nemesis è un romanzo lungo (un po' troppo all'inizio) e ben costruito che a un certo punto ti aggancia e non ti molla. C'è un bambino che mostra gravi problemi psichici. Strane morti avvenute in circostanze misteriose. Personaggi che nascondono un passato insospettabile. Una società cittadina interessata unicamente a salvaguardare le apparenze.
 
 

 




venerdì 31 ottobre 2014

La versione di Mike*

 
Una lettura sorprendente e piacevolissima. Tutta la vita di Michael Nicholas Salvatore Bongiorno detto Mike che inizia a New York, prosegue a Torino con la mamma, decolla con i primi lavoretti alla Stampa, (redazione sportiva, prima e durante la guerra), inizia davvero con la Resistenza (fatto noto, ma non è noto cosa abbia fatto), continua a San Vittore dove un plotone di esecuzione si ferma a quello prima di lui.
Poi i campi di concentramento nazisti in Austria, lo scambio di prigionieri e il ritorno a New York dove prosegue l'attività di giornasta lavorando alla radio (cronaca e sport). Sempre in contatto con l'Italia, incontra Vittorio Veltroni, padre di Walter, che gli cambia il nome in Mike e lo lancia nella carriera televisiva più lunga del mondo, a tutti nota. E' lui l'unico che fermava il cinema perché quando andava in onda Lascia o raddoppia? si fermava il film e si metteva la TV sul palcoscenico. Altrimenti nessuno andava al cinema il giovedì. (E il giovedì era già stato imposto come giorno dalla lobby del cine perché altrimenti rovinava il sabato!). Confermo perché lo ricordo al cinema Ariosto, a Milono.
Umberto Eco ne coglie la portata sociale e ne analizza il carattere nella sua "Fenomenologia di Mike Buongiorno", ma Mike in questo libro si vendica e letteralmente ridicolizza Eco (passaggi deliziosi).
Poi arriva Silvio Berlusconi che lo sceglie come avanguardia e portabandiera della sua avventura televisiva, gli fa un'offerta di quelle che non si possono rifiutare e con lui fonda quello che abbiamo visto. 
Infine l'incontro con Fiorello che lo capisce a fondo e gli tira fuori la sua vera vena ironica.
"La versione di Mike" è la sua prima, vera, autobiografia, scritta a quattro mani con il secondo figlio Nicolò. Così si dice, vero o no che importa? E' straordinaria!

giovedì 30 ottobre 2014

Nel mare ci sono i coccodrilli***


L'Afghanistan non è un posto ideale per nascere, né per crescere, soprattutto se sei hazaro e quindi perseguitato sia dai talebani sia dai pashtun e se qualcuno reclama la tua vita a risarcimento di un debito paterno. Così, un giorno, tua mdre ti porta in Pakistan, ti accarezza i capelli, ti fa promettere che diventerai un uomo per bene (tre cose: non rubare, niente droghe e niente armi) e ti lascia solo.
Qui inizia il drammatico viaggio che ti porterà in Italia passando per l'Iran, la Turchia e la Grecia. Un viaggio nella miseria e nella nobiltà del mondo. 
Un bel libro, veloce e interessante. Ovviamente di attualità.
Fabio Geda è nato nel 1972 a Torino, dove vive. Dopo una laurea in Scienze della comunicazione, ha deciso di occuparsi di disagio minorile e così, per un decennio, ha lavorato come educatore per i servizi sociali. Un'esperienza che ha, in qualche modo, riversato nella sua produzione letteraria, sebbene questa non sia mai direttamente autobiografica.
Nel 2007 ha esordito con Per il resto del viaggio ho sparato agli indiani (Instar), Il romanzo ha avuto grande successo di pubblico e critica ed è stato tradotto in Francia, in Germania e in Romania aggiudicandosi diversi premi.
Nel 2008 ha pubbloicato L'esatta sequenza dei gesti, vincitore del Premio Grinzane Cavour e del Premio dei Lettori di Lucca. 
La consacrazione è arrivata però nel 2010, con Nel mare ci sono i coccodrilli (Baldini Castoldi e Dalai): 300 mila copie vendute, tradotto in trentadue paesi. 


giovedì 23 ottobre 2014

Scrittura cuneiforme*


 
Lo scenario è quello dell'Iran nel pieno della "modernizzazione forzata" degli scià, la lotta di liberazione, l'avvento e la fine di Khomeini, l'annientamento del comunismo. In un continuo passaggio tra presente e passato, tra Olanda e Persia, tra poesia e realtà, protagonista del libro è il rapporto tra padre e figlio, ma anche i grandi temi di oggi: l'incontro di culture, lo scontro fra tradizione e progresso, la capacità di ritrovare contatto tra esseri umani. 
Ismail, esule politico iraniano rifugiato in Olanda, riceve un giorno un misterioso taccuino, scritto in strani caratteri incomprensibili. È il quaderno che suo padre Aga Akbar, riparatore di tappeti sordomuto e analfabeta, portava sempre con sé. Peregrinando tra le montagne innevate al confine tra Iran e URSS, nei villaggi dove si tessevano tappeti volanti e i santi aspettavano il Messia leggendo libri in fondo ai pozzi, Aga Akbar registrava i suoi pensieri nell'unica scrittura che conosceva, i caratteri cuneiformi copiati da un'iscrizione rupestre.
Ismail, che di suo padre era stato "la bocca e le orecchie", si pone il compito di tradurlo, per perdonarsi di averlo abbandonato e riconciliarsi con il proprio destino. Nel "Paese piatto", dove si è ritrovato anche lui in certo modo analfabeta (nulla di più distante dei Paei Bassi dalla Persia), si mette a decifrare il passato, il suo e quello dell'Iran dell'ultimo secolo.
Interessante e piacevole, nel filone dei romanzi calati in una realtà storico sociale coerente e precisa. Si potrebbe definire un saggio "romanzato" o un romanzo "saggio". La casa nella mosche.
Kader Adolah, primo di sei figli, cresce in una regione di stretta osservanza islamica. Volendo seguire le orme di un suo trisavolo, uomo politico e poeta assassinato dallo scià nel 1875, sogna fin da piccolo di diventare scrittore. Per questo, dall'età di 12 anni si dà allo studio della letteratura occidentale, che fa sorgere in lui l'interesse culturale per l'Occidente di cui ascolta clandestinamente le stazioni radio.
Nel 1972 inizia a studiare fisica all'università di Teheran e ottiene un posto di direttore in una fabbrica di imballaggi. È in questa epoca che si interessa di scrittura, con la produzione di numerosi testi in lingua persiana. Dopo aver pubblicato due raccolte di racconti, adottando come pseudonimo i nomi di due esponenti dell'opposizione, Kader e Abdolah, assassinati dal regime iraniano degli ayatollah, le autorità scoprono in lui un membro attivo dell'opposizione, una circostanza che lo costringe ad abbandonare il suo paese nel 1985, insieme alla moglie, per trasferirsi in Turchia. Vi rimane tre anni, fino a quando entra in contatto ad Ankara con una delegazione olandese delle Nazioni Unite.
Decide così di rifugiarsi nei Paesi Bassi dove ottiene lo status di rifugiato politico. Impara l'olandese essenzialmente da autodidatta, aiutandosi con libri per bambini e raccolte di poesia. Inizia a scrivere in olandese, sforzandosi di padroneggiare meglio la lingua. Debutta nel 1993 con la raccolta di novelle incentrate sull'esperienza di esule: l'opera gli vale il Gouden Ezelsoor, premio olandese destinato agli esordienti. Nel 1995 esce una seconda raccolta, sullo stesso tema, intitolata "Le ragazze e i partigiani".
Pubblica un numero crescente di libri sotto lo pseudonimo di Kader Abdolah e tiene ogni settimana una rubrica nel giornale "de Volkskrant", sotto lo pseudonimo di Mirza, che significa "cronista", e che è anche il nome di suo padre morto. La sua opera è quasi sempre incentrata sulla vita tra due culture, quella originaria dell'Iran e quella adottiva dei Paesi Bassi, e sulla vita nella diaspora. Nel 1997 esce il suo primo romanzo, a sfondo autobiografico, "Il viaggio delle bottiglie vuote". 
Nel 2000 esce "Scrittura cuneiforme". "La casa della moschea", scritto subito dopo ci ha convinto ancora di più (vedere recensione sotto). Nel 2008 esce in "Il messaggero - Il Corano", formato da una biografia romanzata di Maometto e da testi tradotti dal Corano. Nel 2011 pubblica "Il re", ambientato nella Persia a cavallo tra Ottocento e Novecento al centro degli interessi coloniali di Russia, Francia ed Inghilterra.
 

 

lunedì 15 settembre 2014

I celebri casi del giudice Dee*


Opera di un anonimo cinese del XVIII secolo, I celebri casi del giudice Dee racconta è un giallo modernissimo che si legge con grande piacere. Nulla da invidiare ai grandi autori dei nostri tempi e ai celebri degli anni passati. Racconta i casi dei magistrati distrettuali, una tradizione letteraria che si sviluppò in Cina molti anni prima che gli scrittori occidentali si cimentassero con il genere poliziesco.
Funzionario considerato quale "padre e madre del popolo", ma anche detective con l'incarico di condurre le indagini, il giudice Dee, da poco assegnato al distretto di Chang-ping, affronta tre casi all'apparenza senza soluzione: un doppio omicidio nell'ambiente dei mercanti della seta, l'apparizione di uno spettro che chiede giustizia e l'avvelenamento di una sposa durante la prima notte di nozze. Le sue raffinate capacità deduttive e il suo pratico senso della giustizia avranno infine la meglio su inganni e superstizioni.

Robert van Gulik (Olanda, 1910-1967), nel corso dei suoi studi sulla civiltà cinese, ha scoperto questo romanzo, lo tradotto in inglese e lo h pubblicato in Giappone nel 1949 con un'introduzione e una serie di note che si rivelano un prezioso strumento per la conoscenza del sistema giudiziario cinese.


mercoledì 10 settembre 2014

Il cielo color melograno*



"Il melograno è il frutto dell'Iran: il suo colore è quello della passione e dell'amore, ma anche del sangue e del fuoco. E il cielo si fa rosso o per un bel tramonto o per le fiamme più alte". Il romanzo dell'anglo iraniana Louise Soraya Black è questo: una storia d'amore e tante passioni in una Teheran in fiamme per la guerra con l'Iraq e infuocata dalle lotte politiche alterate dalla teocrazia.
Gli anni sono quelli della presidenza Kathami, le relazioni clandestine, i matrimoni combinati, le classi sociali separate da abissi, i ricchi proprio ricchi, con palazzi, cene private, feste e club e i poveri disperati. Unico elemento unificante: il terrore per la polizia segreta e per le ronde della "buoncostume" dei fanatici religiosi e degli ayatollah che pattugliano la città per controllare il livello di moralità. Naturalmente non con i bei modi.
Louise Soraya Black è nata in Iran ma vive in Gran Bretagna. Ritrae una borghesia iraniana amante del buon cibo, della moda e della cultura dell'Occidente ma costretta dai pasdaran a dissimulare inclinazioni e abitudini. Severa con i nostalgici dello scià, è altrettanto spietata con i fanatici dell'Islam.
Una lettura piacevole e interessante.

 

lunedì 25 agosto 2014

La casa della moschea***

Da secoli la famiglia di Aga Jan, ricco mercante di tappeti e capo del bazar, ha legato i suoi destini alla moschea di Senjan, nel cuore della Persia. E' un punto di osservazione fantastico per capire che cosa è successo in Persia/Iran in questi ultimi anni (dalla caduta della scià ad ora). Si ripercorre la modernizzazione filo-occidentale imposta dallo scià, l'intransigente reazione oscurantista che si prepara a Qom, la città degli ayatollah (la roccaforte dell'integralismo sciita), il tentativo "femminista" di Farah Diba, moglie dello scià e immagine dell'emancipazione femminile, Khomeini che prepara la rivoluzione dall'esilio. Eventi che cambieranno il volto dell'Iran.
 
L'autore, Kader Abdolah, è un iraniano che vive in Olanda come rifugiato politico dal 1988. Scrive bene, non è un saggio ma del saggio ha il rigore logico e l'analisi politica. Del romanzo il brio e la psicologia dei personaggi, tutti ben disegnati.

La prima cosa che guardo*, Le cose che non ho*

 

 
L'attrice americana Scarlett Johansson ha vinto la causa contro Gregoire Delacourt: la star lo aveva accusato di "appropriazione indebita della sua immagine" per il personaggio del suo ultimo romanzo ("La premiere chose qu'on regarde" - "La prima cosa che guardo"). Il romanzo racconta la storia di una ragazza francese la cui vita è drammaticamente influenzata dal fatto di essere identica all'attrice americana. Più che una fortuna sembra una condanna. A morte. Si legge di un fiato ed un libricino divertente. Il bello è che a fronte di una richiesta di risarcimento di 50.000 euro, il tribunale ha imposto allo scrittore francese e alla sua casa editrice di pagare 2.500 euro per i danni.
L’autore, Gregoire Delacourt, 1960, ha iniziato a lavorare nel campo pubblicitario nel 1982 come copywriter e nel 2004 ha fondato l'agenzia Quelle belle journée. Il suo primo libro, "L'écrivain de la famille", è del 2011. Nel 2012 ha pubblicato "La Liste de mes envies" ("Le cose che non ho", premiato anch'esso) e nel 2013 La prima cosa che guardo. Si vede che è un bravo copy perché scrive bene: con le parole ha mestiere.
Le cose che non ho è pure divertente e veloce. Protagonista è una vincita alla lotteria che, come sempre, cambia la vita alle persone e genera vicende fantasiose materializzando sogni, ma soprattutto incubi. È quello che accade a Jo, merciaia di Arras, la protagonista di questo romanzo: "un cuore semplice", una donna intelligente e positiva con un'esistenza quieta, piena di piccoli sogni, che per un colpo di fortuna all'improvviso è in grado di realizzarli tutti. Meno uno, il più importante. Baciata dalla fortuna diventa “sfasciata dalla fortuna”.  
Elle.it ha incontrato Grégoire Delacourt a Milano.
-Come pubblicitario, lei sa come giungere al cuore della gente. La sua attività principale ha in qualche modo influito nella genesi di questo romanzo, che è come una favola agrodolce che colpisce?
«Direi di no, qui il mio obiettivo non era vendere. Ma è anche vero che la pubblicità mi ha insegnato a esprimermi con poche parole e mi ha aiutato a conoscere meglio il mondo femminile. Ho lavorato per l’industria cosmetica e ho imparato a conoscere le donne, i loro desideri e sogni. La storia che racconto non è una favola rosa, è grigia. Stiamo attraversando un periodo difficile, in cui le persone sono spesso senza soldi e senza speranza. Il denaro non è la felicità ma è come una bacchetta magica. I francesi spendono ogni anno più di 8 miliardi di euro in lotterie. Da qui mi venuta l’idea di capire cosa succederebbe a una donna di 45 anni se le capitasse di vincere, come cambierebbe la sua vita».
-Che cos’è allora la felicità? Una quotidianità rassicurante che si ripete?
«San Tommaso d’Aquino diceva che la felicità è continuare a desiderare ciò che si possiede. La vera felicità è gratuita. È nell’eleganza di una donna, nelle parole, nello humour, nel riso di un bambino, in un cane che ci viene incontro scondinzolando, nello spettacolo di un’alba… Andiamo troppo in fretta: vogliamo, in fretta, un’auto nuova, una bella donna, un nuovo iPhone. Non si ha il tempo di avere il piacere delle cose. Io credo che dovremmo ritrovarlo. Il denaro ci assicura una vita più confortevole. L’industria del lusso  - mi duole dirlo - ci fa credere che ci renderà più belli con un paio di scarpe, con una borsa… Non è vero. Non bisogna chiedere al denaro ciò che non può darci».
-Tanti, però, dicono che se avessero più denaro sarebbero più felici… «Non è vero! Ricordo la storia di un uomo, francese, separato, con un bambino, che aveva diritto a trascorrere tutti i mercoledì con il figlio. Con un giornalista, si lamentava di non avere i soldi per portarlo in barca, o a Eurodisney. Ma il giornalista gli ha risposto che era sufficiente portare il bambino nel bosco a camminare, a raccogliere funghi. E il piccolo sarebbe stato felicissimo del tempo trascorso col papà!».

-Lei è abilissimo nell’immedesimarsi nella sua protagonista, Jocelyne, una donna di mezza età proveniente da un contesto sociale molto diverso dal suo. È stato complicato?

«In effetti ho la fortuna di avere una madre, una sorella, una moglie eccezionali; in pubblicità, ci sono molte donne, e nei libri, i miei personaggi letterari preferiti sono femminili. Quando finito di scrivere il mio primo libro, dove la protagonista era una madre, mi sono detto che è formidabile essere una donna. Volevo scrivere una storia e guardare al mondo con gli occhi di una donna».

-Bisogna avere una componente femminile sviluppata, per riuscirci.

«Mia madre un giorno mi ha fatto un regalo. Ero ragazzino e stavo piangendo mente guardavo un film, dove c’era un animale che stava morendo. Mio padre mi disse di smetterla, ma mia madre gli rispose di lasciarmi piangere. Questo episodio mi ha trasmesso la fiducia nel diritto di avere dei sentimenti, di esprimere delle emozioni, anche se l'educazione tradizionale impone ai maschi di essere duri. Mi ha fatto davvero piacere aver ricevuto centinaia di lettere da donne che hanno letto il libro e che mi ringraziavano di averle capite e difese. Jocelyne non è una donna banale, è semplicemente normale, come tante. Volevo rendere omaggio alle persone come lei, che hanno comunque delle vite belle».

-Alla fine della storia, la vincitrice è la Jocelyne, l’uomo è perdente… Dunque la donna è più forte?

«Perdono entrambi, in realtà, ma non voglio svelare di più! Quello che davvero mi interessava era capire che cos’è la felicità per una coppia dopo vent’anni, quando desiderio e passione si affievoliscono. Questo è il vero argomento del libro. La felicità è l’amore. Jocelyne è una grande eroina, perché resta fedele ai suoi valori, è coraggiosa e orgogliosa. C’è sempre un prezzo da pagare, e anche Jocelyne pagherà. Ma non avrà tradito se stessa. Spero di potermi reincarnare in una donna!».

venerdì 25 luglio 2014

La signora Harris***

 
Troppo veloce e divertente questo libro di Paul Gattico, da non perdere. Lettura da vacanza o da viaggio ideale. Londra, anni Sessanta. Ada Harris è un'implacabile donna a ore di mezza età, burbera e arguta da vera inglese. Nell'armadio di una padrona viene folgorata da un abito Dior. Da quel momento, ha un obiettivo solo nella vita: andare a Parigi e comprarne uno anche lei.
Così inizia un'esilarante avventura, raccontata con garbo e leggerezza, animata da personaggi probabilissimi ma divertenti.
Scritto negli anni Sessanta, La signora Harris è un piccolo classico ritrovato, una vera perla di humour, che ha scalato i vertici delle classifiche internazionali e ha ispirato un film e un musical.